Mondi su mondi, sistemi di sistemi.

Instapaper, ovvero, l’importanza dei dettagli

Monday, May 3rd, 2010

Dopo averne sen­tito par­lare fino per mesi, forse anni, ed essermi sem­pre detto che potevo farne a meno, mi sono deciso a pro­vare Instapaper e come al solito mi sono ricreduto.

Cos’è Instapaper?

Si tratta di un sito che per­mette di met­tere da parte le pagine da leg­gere più tardi incon­trate durante la gior­nata. Niente di fan­ta­scien­ti­fico, baste­rebbe Delicious1.

Dove Instapaper si distin­gue è il fatto che le pagine da leg­gere ven­gono pre­sen­tate in un for­mato che invo­glia alla let­tura2 e la coper­tura a 360 gradi: dal Mac all’iPhone, pas­sando per l’iPad e il Kindle.

Il det­ta­glio fondamentale

La cosa che mi ha fatto riflet­tere, però, non è tanto la bontà del pro­dotto ma l’importanza di un sin­golo det­ta­glio. Instapaper si limita a chie­dere l’indirizzo di email; una volta inse­rito quello siamo già pronti per comin­ciare, non serve nient’altro. Non abbiamo a che fare con dati sen­si­bili e se vogliamo pos­siamo sem­pre aggiun­gerla in un secondo momento. L’importante, però, è cominciare.

Le con­se­guenze sulla user experience

Il vedere che anche nelle cose che sem­brano più asso­date, a pre­scin­dere dalla loro effet­tiva impor­tanza, qual­cuno si è messo lì a pen­sarci per pro­vare a miglio­rarlo mi ha messo in una dispo­si­zione d’animo verso il pro­dotto molto più posi­tiva; ho subito deciso che il pro­dotto era buono.

Non è stata certo una deci­sione razio­nale ma quanti lo fanno? E quanti avranno scelto di pro­vare il pro­dotto per un det­ta­glio come que­sto? Quanti (come me) avranno com­prato Instapaper pro per l’iPhone sull’onda dell’impressione ini­ziale? E comun­que, quanto è impor­tante far sen­tire la cura di quel dettaglio!

  1. e infatti lo usavo anche per quello
  2. quello stato di “ener­ge­tic repose” di cui parla Bringhurst o forse la sua migliore appros­si­ma­zione su uno schermo di com­pu­ter

iPad e ChromeOS: ritorno al futuro

Tuesday, February 16th, 2010

Chrome OS e l’iPad annun­ciano l’inizio di un nuovo modo di usare il com­pu­ter, meno libero del con­cetto del PC tra­di­zio­nale ma molto più robu­sto e adatto ad una pla­tea di utenti ancora più grande. Tuttavia è inte­res­sante notare che tutto ciò era già chiaro più di dieci anni fa. Basta andarsi a rileg­gere i vec­chi numeri di Byte.

Byte Luglio 1997: The new user inter-face

L’analisi delle NUI1 met­teva in evi­denza i limiti della meta­fora del desk­top. L’esplosione di inter­net e del web in par­ti­co­lare hanno reso neces­sa­rio un nuovo livello di inte­gra­zione fra le risorse locali e quelle di rete.

Secondo me, però, una vera inte­gra­zione non è mai stata rag­giunta, fino ad ora: ci siamo sem­pli­ce­mente abi­tuati a inter­net. Il file system locale è sem­pre rima­sto ben pre­sente, con uno scarto ben visi­bile rispetto a quello che stava in rete.

Chrome OS ha risolto il pro­blema in un modo che ricorda quello di Netscape Constellation, ovvero, pre­sen­tando all’utente solo il bro­w­ser. Il file system scom­pare lasciando solo la navi­ga­zione fra le pagine.

L’iPad e l’iPhone usano un approc­cio incen­trato sulle appli­ca­zioni. Non pos­siamo mani­po­lare diret­ta­mente un file, tanto meno una car­tella; per qual­siasi azione dob­biamo usare un’applicazione spe­ci­fica; l’integrazione fra le diverse appli­ca­zioni nella stra­grande mag­gio­ranza parte dei casi è ridotta al copia & incolla.

In que­sto modo l’uso è radi­cal­mente sem­pli­fi­cato. Pensiamo alla que­stione delle fine­stre sovrap­po­ni­bili: in primo o in secondo piano; visi­bili, par­zial­mente visi­bili, invi­si­bili. Ricordo che le prime volte che usavo un Mac, com­ple­ta­mente digiuno di com­pu­ter, mi era piut­to­sto facile con­fon­dermi, anzi, mi per­devo completamente.

Byte Aprile 1998: Crash-proof computing

C’è poi un altro tema: quello della dif­fi­coltà di manu­ten­zione di un com­pu­ter tra­di­zio­nale. Se forse pos­siamo con­ce­pire che un utente acqui­si­sca con il tempo le com­pe­tenze neces­sa­rie ai suoi obiet­tivi, non si vede per­ché debba anche farsi carico di tutte quelle ope­ra­zioni di ordi­na­ria manu­ten­zione e con­fi­gu­ra­zione, oggi neces­sa­rie, ma incom­pren­si­bili e com­ple­ta­mente scol­le­gate da quello che deve fare.

Consideriamo un’operazione come l’installazione delle appli­ca­zioni: ho perso il conto delle volte che ho visto mon­tato un DMG solo per lan­ciare l’applicazione. L’utente spesso non avverte nem­meno il pro­blema, in fondo fun­ziona tutto, ma è ovvio che nelle inten­zioni ori­gi­na­rie i dischi imma­gine dove­vano ser­vire come sistema di distri­bu­zione di appli­ca­zione che non neces­si­ta­vano di alcuna installazione.

La que­stione non si limita all’operazione in sé, tutt’altro! Pensiamo a quanto incida su aspetti come la sicu­rezza o, in misura forse minore, la sta­bi­lità. In ambienti con­trol­lati molti di que­sti pro­blemi si risol­vono cen­tra­liz­zando la manu­ten­zione ma, a pen­sarci bene, è la nega­zione del con­cetto di Personal Computer.

Per risol­vere que­sto pro­blema Chrome OS non ha biso­gno nem­meno di instal­larle, le appli­ca­zioni, visto che tutto gira all’interno del bro­w­ser. Per l’iPad c’è l’App Store.

Trovo iro­nico con­sta­tare che dopo tanti pro­to­tipi di inter­facce 3D, futu­ri­bili o fan­ta­scien­ti­fi­che siamo qui ad ana­liz­zare novità che potrebbe sem­brare dei passi indie­tro. La vera novità, forse, non sta tanto in quello che è cam­biato ma a chi si rivolge: dopo la pre­sen­ta­zione dell’iPad ho pen­sato che quello potrebbe essere il primo com­pu­ter che anche mio nonno può usare.

  1. New User Interface. Così pro­po­neva di chia­marle Byte

Apple Store: i campi della carta di credito

Thursday, January 7th, 2010

Qualche tempo fa avevo segna­lato l’analisi di Luke Wroblesky del chec­kout dell’Apple Store1.

Uno degli aspetti che veni­vano elo­giati era il nuovo sistema di com­ple­ta­mento dei dati della carta di cre­dito. Infatti, non viene più chie­sto di indi­care quale carta di cre­dito si vuole usare, dato che que­sta infor­ma­zione è rica­va­bile dal numero della carta. Così, il form si limita ad evi­den­ziare quella giusta.

Tutto bene, allora? Beh, quasi, per­ché poi biso­gna fare i conti con le abi­tu­dini degli utenti, che, vedendo le icone delle varie carte di cre­dito pos­sono essere indotti a clic­carci sopra, pen­sando di sele­zio­nare quella desi­de­rata. La solu­zione pro­po­sta su usa­bi­li­ty­mat­ters è quella di ren­derle attive, in modo da pre­ser­vare le vec­chie abi­tu­dini 2.

Io con­si­de­re­rei altre due pos­si­bi­lità: cam­biare le icone in modo che sia più chiaro che non sono attive; oppure, toglierle del tutto e far com­pa­rire l’icona solo quando il sistema ne ha dedotto il tipo.

Analisi del nuovo processo di checkout dell’Apple Store

Wednesday, December 16th, 2009

Luke Wroblesky ana­lizza nel det­ta­glio come è cam­biato il form per l’acquisto sull’AppleStore 1.

Molto bella l’eliminazione delle pagine mul­ti­ple, adot­tando un accor­dion che con­trae la sezione appena con­clusa ed espande la suc­ces­siva; anche l’eliminazione della ple­tora di pul­santi è una cosa di cui si sen­tiva l’esigenza; più discu­ti­bili alcune scelte come la visua­liz­za­zione delle eti­chette den­tro i campi o l’uso di un giallo tenue per indi­care gli errori.

Le eti­chette a scom­parsa, in par­ti­co­lare, sono molto allet­tanti per il grande rispar­mio di spa­zio ma hanno evi­denti carenze di usa­bi­lità. Basta imma­gi­nare form com­ple­ta­mente com­pi­lato: non c’è più nes­suna etichetta!

Progettare al buio?

Friday, October 30th, 2009

Dato che lavoro pra­ti­ca­mente solo in ambito web mi capita a volte di pen­sare con un po’ d’invidia a chi svi­luppa appli­ca­zioni desk­top, dove ha a dispo­si­zione stru­menti come l’Interface Builder.

“Usa i dati, Luke…”

Stamattina, però, sen­tendo “The MDN show” mi è venuto in mente un post di Luke Wroblesky letto poco tempo prima.

In quel post viene fatto notare come il design su web sia sem­pre più legati a fat­tori quan­ti­ta­tivi (spe­ri­men­tali, quasi) che deri­vano dall’analisi dei dati degli utenti.

According to Gemmell

Viceversa, nel pod­cast, Matt Gemmell dà una serie di con­si­gli – uti­lis­simi, peral­tro – sull’usabilità delle appli­ca­zioni desk­top e mi sono reso conto che non esi­stono stru­menti ana­li­tici come sul web; non che io sap­pia, per­lo­meno. È vero che la situa­zione è diversa, a par­tire dagli ovvi pro­blemi di pri­vacy, ma credo la cosa sarebbe fattibile.

Ad esem­pio, sarebbe uti­lis­simo sapere quali sono le fun­zioni più usate; come ven­gono impo­state le pre­fe­renze e così via. Possibile che non ci abbia mai pen­sato nessuno?

Pagehand

Monday, June 22nd, 2009

Volevo segna­lare Pagehand, nuovo word pro­ces­sor per Mac OS X, per­ché ha alcune fea­tu­res degne di nota.

Ma non basta Word?

Il primo punto a favore è l’uso del PDF come for­mato di file, non legan­doci quindi mani e piedi all’ennesimo for­mato proprietario.

Il secondo è l’occhio di riguardo con cui sono trat­tate le opzioni tipo­gra­fi­che e l’implementazione degli stili.

Certo, il con­fronto con altri word pro­ces­sor può essere impie­toso, eppure, mi sem­bra un’applicazione ben fatta, con un buon potenziale.

Siamo ancora all’inizio

È ovvio che potremmo pen­sare a innu­me­re­voli fea­tu­res da aggiun­gere, ma una mi sem­bra vera­mente man­cante, vista la filo­so­fia di base: non è pos­si­bile modi­fi­care pdf creati da altre applicazioni.

Non so molto del for­mato pdf per poter dire se sia una limi­ta­zione in qual­che modo giu­sti­fi­ca­bile, ma non credo. Speriamo che que­sta svi­sta venga cor­retta presto.

iPhone 3.0: i punti salienti della presentazione

Thursday, March 19th, 2009

L’altro ieri Apple ha pre­sen­tato un’ante­prima della ver­sione 3 del sistema ope­ra­tivo per l’iPhone.

Direi che supera net­ta­mente la por­tata della ver­sione pre­ce­dente, sia per quan­tità che per “qualità”.

Comunque, ecco le cose che mi hanno col­pito di più.

  • Acquisto dall’interno delle appli­ca­zioni. Secondo me è la noti­zia più impor­tante per­ché per­mette una classe com­ple­ta­mente nuova di appli­ca­zioni, una in cui il con­te­nuto diventa fon­da­men­tale. Certo, dal punto di vista dell’utente può anche essere una pes­sima noti­zia per­ché la spesa non si esau­rirà con l’acquisto dell’applicazione. Non dimen­ti­chiamo però che a lungo andare la rin­corsa al prezzo può avere effetti nega­tivi sulla qua­lità e quindi ci rimet­te­reb­bero anche gli utenti.
  • Spotlight. In sé non è una grande noti­zia, trat­tan­dosi di tec­no­lo­gie già usate su Mac OS X. Mi sem­bra però signi­fi­ca­tiva per­ché segna la com­parsa di un ele­mento di inte­ra­zione a un livello sopra la sin­gola appli­ca­zione, che fino ad ora è sem­pre stata un’isola a sé stante. Il che ci porta al pros­simo punto.
  • Copia & incolla. Finalmente è arri­vato! L’implementazione sem­bra ottima, con un paio di curio­sità. La prima riguarda la com­parsa dei menu con­te­stuali. Sembra una bana­lità ma averli a dispo­si­zione, a livello di API, con­sente un’interazione molto più fluida, rispar­miando anche spa­zio visto che pos­sono essere evi­tati dei pul­santi. La seconda è che, se ho capito bene, l’attivazione della sele­zione varia a seconda dell’applicazione: dop­pio tap in Mail, tap pro­lun­gato in Safari, ad esem­pio. Ovviamente, in Safari non c’erano molte altre pos­si­bi­lità ma non vor­rei che i gesti e i loro effetti diven­tas­sero troppo ete­ro­ge­nei. Lo stesso discorso vale per l’undo via agitazione.
  • Notifiche. Di nuovo, final­mente! Sono un po’ per­plesso sulla limi­ta­tezza dei tipi di noti­fica. Intendiamoci, per tutta una serie di appli­ca­zioni non c’è molto di più da chie­dere che quelle messe a dispo­si­zione, ma per quelle più com­plesse non basta. La cosa iro­nica è che pro­prio que­ste ultime avreb­bero bene­fi­ciato di più della solu­zione alter­na­tiva, quella di girare in back­ground. L’argomento con­tro que­sta solu­zione (la durata della bat­te­ria) è con­vin­cente ma è dif­fi­cile far­sene una ragione quando altre piat­ta­forme lo consentono.

Non vedo l’ora che arrivi!

Open source e usabilità

Wednesday, August 6th, 2008

Leggendo que­sto arti­colo (in par­ti­co­lare il punto 10: Placating peo­ple with options) mi è tor­nato in mente un mio post di qual­che giorno fa, guarda caso.

Continuo a dubi­tare che i pro­getti open source pos­sano avere grandi qua­lità di usa­bi­lità: non si è mai visto un gruppo di per­sone, tutte con lo stesso potere deci­sio­nale, pro­durre un qual­che risul­tato artistico/estetico apprez­za­bile; a dispetto della giu­sta enfasi sul lavoro di squadra. 

Semplificare i form con i widgets

Sunday, February 24th, 2008

In que­sto arti­colo viene pre­sen­tato un sistema per sem­pli­fi­care, o forse sarebbe meglio dire com­pat­tare, un form complesso.

L’idea di fondo è quella di ridurre le diverse sezioni del form in wid­get espan­di­bili e con­trai­bili a pia­cere per ridurre al minimo lo spa­zio occupato.

A mio parere si sor­vola troppo sui difetti di una solu­zione del genere che sono due: le opzioni dispo­ni­bili non sono tutte imme­dia­ta­mente visi­bili e il numero di click neces­sari per sele­zio­nare un’opzione. So benis­simo che è pro­prio lo scopo dell’articolo quello di mostrare un modo per ridurre l’affollamento dello schermo ma non dob­biamo dimen­ti­care che ogni solu­zione ha i suoi pro e contro.

Nel com­plesso rimane comun­que un approc­cio piut­to­sto effi­cace, cal­co­lando il fatto che le eti­chette rias­sun­tive pre­sen­tate quando l’elemento è con­tratto pos­sono for­nire infor­ma­zioni sulla sele­zione attiva in quel momento.

Che ne pen­sate? Avete usato solu­zioni del genere? In par­ti­co­lare per appli­ca­zioni web che pre­ve­dono inse­ri­menti dati massicci?

Sito del giorno (o dell’anno?): Bureau of Communication

Monday, December 31st, 2007

Ecco un sito da vedere e stu­diare e (per­ché no?) farsi anche una risata. Credo che il pros­simo lo visi­terò più di una volta, per gioco e per lavoro ;-) Screen shot del sito Bureau of Communication

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