Creare un installer per la CS3 di Adobe
Wednesday, April 9th, 2008Visto che qualche giorno fa mi lamentavo della qualità dell’installer per la CS3, segnalo questo post in cui viene spiegato come creare un .pkg per la suite di Adobe.
Visto che qualche giorno fa mi lamentavo della qualità dell’installer per la CS3, segnalo questo post in cui viene spiegato come creare un .pkg per la suite di Adobe.
Amazon aggiunge un altro tassello, fondamentale, per rendere il “cloud computing for the rest of us” una realtà. Adesso è possibile associare un IP statico al proprio account per poi gestire l’associazione indirizzo–istanza in modo libero, permettendo, ad esempio, la dismissione della vecchia istanza e l’attivazione della nuova in modo trasparente. #
Quasi quasi sposto questo blog… ;-)
Per chi è interessato, ho aggiornato la pagina sull’LVM con qualche dato di confronto con lo ZFS.
Un bel po’ di tempo accennavo alla possibilità di fare il backup dell’Open Directory e altre configurazioni, con gli ovvii vantaggi in termini di ammistrazione e automazione.
Adesso ho anche trovato un articolo, con relativo script, che (appunto) automatizza il tutto.
Immagino che voi la facciate il backup, vero? Vero?? ;-)
Dal sempre utile Mac OS X hints ecco le istruzioni per limitare l’uso della banda di alcune porte ip.
Nel caso non l’aveste sentito, Apple ha presentato fra le altre cose un nuovo portatile, il MacBook Air ed è abbastanza probabile che ne abbiate già le tasche piene dei commenti pro e contro, per cui aggiungo solo un paio di info che credo siano interessanti.
La prima riguarda la batteria che, secondo la documentazione, non è sostituibile dall’utente finale. Detto che è ovviamente meglio potersi cambiare la batteria da soli, i pareri al riguardo sono discordanti ma in ogni caso la questione è probabilmente irrilevante: secondo AppleInsider la sostituzione è comunque banale.
La seconda notizia, più succosa tecnologicamente, riguarda la questione del (mancante) lettore ottico. Apple, per ovviare a questa mancanza, fornisce un programma chiamato Remote Disc per l’installazione via rete. Rete? Ma il MacBook Air non ha nemmeno la porta Ethernet!
Questo vuol che Remote Disc è capace di fare da server NetBoot e che il MacBook Air può fare il boot via wireless, cosa che Apple stessa sconsigliava fino a ieri. La questione non è di poco conto sia per l’entità delle modifiche presumibilmente richieste all’EFI e alla soluzione di “dettagli” come l’accesso a WLAN criptate, ad esempio.
Come spesso accade, la proposta di Apple non fa molti compromessi: “love it or leave it”. La mia opinione? Non è la mia macchina ideale, non ora… E voi, siete tentati?
Ho finalmente avuto il “dispiacere” di dover usare Time Machine e “It just works”.
L’antefatto. Sabato ho aggiornato MacPorts alla 1.6 e nella fretta del momento ho sbagliato comando per aggiornare i packages. Risultato: ho installato tutti i moduli del Perl con le relative dipendenze. Un mezzo disastro.
Per cui vai con Time Machine! L’unica accortezza è stata che, essendo la /opt/local invisibile dal Finder, bisogna prima arrivarci manualmente tramite CMD-SHIFT-G; una volta selezionata, sono andato a cercarmi l’ultima copia di Venerdì e dopo 10 min (erano circa 2,5GB composti da innumerevoli file) era tutto a posto.
Adesso ho tutto il tempo di picchiare la testa contro il muro perché ho fatto la stessa cosa sul portatile, dove uso ancora la 10.4
Ho notato che in Leopard i nomi utente associati ai processi sono preceduti da un underscore, ad _mysql, ma anche _www, e a livello semi–cosciente mi sono sempre chiesto il perché.
Beh, l’ho scoperto oggi ;-) ma non certo per merito mio: semplicemente l’ho letto in una mailing list:
This is because the original designers of Unix neglected to take into
account the notion of user namespaces — the namespace is flat. That
means that system or role specific names can conflict with names that
users would like to use for themselves (c.f. “admin” or “operator”)
unless you adopt a convention for keeping them separate. That
convention is the prefix underscore. (Underscores in some directory user, group names (Postfix MacPort example))
Con Mac OS X 10.5, la gestione dei log non è più affidata a degli script di shell ma usa newsyslog(8), una utility che arriva da NetBSD/FreeBSD.
Solitamente questa utility viene lanciata regolarmente via cron ma su Mac OS X 10.5 viene usato launchd(8), con risultati più o meno equivalenti: newsyslog viene lanciata a mezzanotte e, se la macchina è spenta o in sleep, l’esecuzione viene rinviata quando è disponibile.
Tuttavia, newsyslog.conf(5), di default, ruota il system.log entro un’ora dalla mezzanotte e quindi la rotazione può essere rinviata indefinitamente. Per correggere il problema basta modificare /etc/newsyslog.conf, o specificando un’orario più adatto o esprimendo la frequenza di rotazione in termini di intervallo.
Per altri dettagli: “10.5: Allow the system.log file to be rotated daily”.
Il rilascio di Leopard comprende anche la nuova versione di Xgrid che, com’è facile immaginare, si è evoluta sensibilmente rispetto alla precedente e comincia anche ad essere utilizzata per altri prodotti di Apple, come Podcast Producer, su cui un giorno dovremo ritornare. Tuttavia la cosa veramente interessante di Xgrid 2 è Scoreboard.
Lo scopo di Scoreboard è semplice: fornire un sistema per distribuire in modo selettivo i job di Xgrid. L’architettura per raggiungere questo scopo è un po’ più complessa da spiegare.
Prima di tutto serve un qualche tipo di criterio per selezionare i nodi di destinazione dei job. In Xgrid questo criterio è un semplice script di shell, che Scoreboard usa per calcolare il ranking di ogni nodo. Questo script, nella terminologia di Xgrid, è un Agent Ranking Tool (ART).
Alla sottomissione di un job, fornendo un ART, il controller lo eseguirà su ogni nodo e, in base al risultato, deciderà a quali nodi far eseguire il job e con quale priorità. Il risultato è un semplice valore numerico e se è uguale a zero il nodo viene scartato. Sta ovviamente a chi scrive l’ART il compito di produrre dei numeri sensati.
Gli ART possono essere combinati producendo un risultato complessivo che è il prodotto dei singoli risultati. Usando la moltiplicazione diventa banale preservare la possibilità di esclusione dei nodi: basta che uno degli ART dia come risultato zero. Ma non è finita qui! È possibile anche filtrare i nodi in base al valore del risultato: ad es. selezionando i nodi con un punteggio superiore a 1.000.
Trovo quest’idea molto interessante e anzi credo sia utilizzabile anche in altri scenari. Ad es. potremmo sfruttare l’infrastruttura che Xgrid mette a disposizione per distribuire aggiornamenti, configurazioni in maniera selettiva e robusta: basta legare il punteggio dell’ART alla presenza o meno dell’aggiornamento che stiamo distribuendo, evitando quindi la riapplicazione dell’aggiornamento nel caso in cui dovessimo ripetere la procedura.
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