Mondi su mondi, sistemi di sistemi.

Serendipità

Tuesday, August 25th, 2009

Qualche giorno fa, in non so quale discorso (credo a pro­po­sito del Superenalotto, che allora non era ancora stato asse­gnato), si par­lava di pro­ba­bi­lità e cose del genere.

Uno degli argo­menti era che pos­sono esi­stere delle discre­panze siste­ma­ti­che fra la distri­bu­zione attesa e quella accer­tata, anche in casi appa­ren­te­mente banali, come il clas­sico testa o croce. Mi sem­brava di ricor­dare che il feno­meno era stato osser­vato ma non spie­gato. Che mi ricor­dassi bene o meno, adesso il lan­cio della moneta è stato svi­sce­rato in tutti i suoi aspetti, con risul­tati sin­go­lari, anche ipo­tiz­zando con­di­zioni spe­ri­men­tali perfette.

Ne segnalo solo due. C’è il 51% di pro­ba­bi­lità che la moneta lan­ciata atterri sulla stessa fac­cia di par­tenza e il motivo è pura­mente arit­me­tico, non ha niente a che fare con la con­for­ma­zione della moneta. La moneta atter­rerà sul lato ogni circa 6000 lanci.

Links:

Altre considerazioni sull’affaire Ninjawords

Wednesday, August 5th, 2009

Segnalo que­sto post di Daniel Jalkut per­ché mette in luce un aspetto che non avevo con­si­de­rato sulla vicenda Ninjawords, ovvero, l’influenza che il sistema di valu­ta­zione interno dei recen­sori potrebbe avere sulle loro decisioni.

Incentivi e distorsioni

È un pro­blema che si può mani­fe­stare in tutti que­gli àmbiti in cui il rag­giun­gi­mento del risul­tato è for­te­mente incen­ti­vato. In tempi di sot­to­cul­tura para–manageriale come que­sti, è diven­tato pres­so­ché assio­ma­tico dare pre asso­dato l’effetto posi­tivo degli incentivi.

Tuttavia, basta con­si­de­rare con un po’ più di atten­zione le cose per capire che si pos­sono indurre effetti distor­sivi. Quando la per­sona rie­sce a capire il sistema (di incen­tivi) ha già fatto gran parte della strada che porta ad ingan­nare il sistema e a sfrut­tarlo a pro­prio vantaggio.

Alla ricerca del mar­ker ideale

Trovo che que­sto pro­blema abbia un suo fascino per­verso: mette in evi­denza i nostri limiti nel rica­vare dati e risul­tati affi­da­bili da sistemi com­plessi — e tutti i sistemi che com­pren­dono attori umani sono com­plessi per definizione.

L’inganno, il dirot­ta­mento o anche il sem­plice “mar­gine di errore” si insi­nuano sem­pre fra quello che noi sce­gliamo di misu­rare come rap­pre­sen­ta­tivo della realtà e la realtà stessa.

Sì, è un po’ un discorso da filo­sofo da bar, ma spero di aver scritto qual­cosa di non com­ple­ta­mente fuori luogo.

La convergenza fra TV e computer, secondo Paul Graham

Friday, March 6th, 2009

L’ultimo arti­colo di Paul Graham fa il punto sulla famosa con­ver­genza fra com­pu­ter e TV. In una for­mula: PC + TV = PC, ovvero, non si può nem­meno par­lare di con­ver­genza ma di sosti­tu­zione tout court.

Credo sia un’esagerazione. Spesso le tec­no­lo­gie non ven­gono sosti­tuite ma solo affian­cate, pen­siamo che non esi­stano più per­ché nes­suno ne parla ma il motivo del silen­zio è che è inu­tile par­larne: quella tec­no­lo­gia è lì, “fun­ziona”, che altro dire?

Sicuramente certi usi della tele­vi­sione scom­pa­ri­ranno (se non sono già scom­parsi), pas­sando su inter­net e lì ne nasce­ranno di nuovi ma lo spe­ci­fico tele­vi­sivo potrebbe rima­nere in giro ancora a lungo.

Il duro lavoro

Wednesday, January 21st, 2009

Ma i valori da cui dipende il nostro suc­cesso — lavoro duro e one­stà, corag­gio e cor­ret­tezza, tol­le­ranza e curio­sità, lealtà e patriot­ti­smo — tutte que­ste sono cose vec­chie. Sono cose vere. (dal discorso di inse­dia­mento di Barack Obama)

È dif­fi­cile che in un discorso fatto da un ame­ri­cano non ci sia un rife­ri­mento al lavo­rare duro, anzi, “lavora come un pazzo” dice Scott McLoud. Non ricordo un’intervista in cui, alla domanda sul segreto del pro­prio suc­cesso, venga data una rispo­sta che non citi il lavoro intenso e l’impegno costante come uno dei fat­tori fondamentali.

Credo sia uno dei con­vin­ci­menti più pro­fon­da­mente ame­ri­cani; otti­mi­sta e demo­cra­tico. Tutti hanno una pos­si­bi­lità se si impe­gnano al mas­simo di rag­giun­gere le mete più lon­tane. È un mes­sag­gio pro­fon­da­mente sti­mo­lante pen­sare di poter con­trol­lare il pro­prio futuro gra­zie alla nostra applicazione.

Naturalmente in tutto que­sto c’è una verità incon­te­sta­bile, per­sino ovvia. La stessa ele­zione di Obama è una delle testi­mo­nianze più eclatanti.

Eppure, a pen­sarci bene, usata in dosi mas­sicce, que­sta con­vin­zione prende il sapore di un’ideologia. La brutta noti­zia è che il lavoro duro non basta, che non tutte le mete sono rag­giun­gi­bili, che il talento, per non par­lare della for­tuna hanno un’importanza tre­menda (E non si parla solo del talento inteso come capa­cità spon­ta­nea, innata di fare qual­cosa, ma anche di quei talenti più nasco­sti come la capa­cità di sop­por­tare i cari­chi di lavoro neces­sari senza andare in pezzi). Chiedetelo a quelli che hanno corso con­tro Husain Bolt l’anno scorso a Pechino o pen­sate alla com­parsa sulla scena di un Mozart: non è che venga molta voglia di impe­gnarsi di più.

In ter­mini più con­creti: ogni tanto, cer­chiamo di fare un passo indie­tro e con­trol­liamo che il nostro duro lavoro da wor­ka­ho­lic non sia sem­pli­ce­mente cer­care di but­tar giù un muro a testate.

Facebook e la produttività perduta

Tuesday, November 18th, 2008

È da qual­che tempo che nelle mie rare visite dai clienti notavo con sem­pre mag­giore fre­quenza i bro­w­ser aperti su Facebook e mi ero spinto nella facile pre­vi­sione che pre­sto avreb­bero comin­ciato a bloccarlo.

Questa mat­tina ho sen­tito in tv par­lare di aziende che hanno deciso di bloc­care l’accesso al sito incri­mi­nato (non ho link diretti, scu­sate, ma ritengo comun­que per­ti­nenti le con­si­de­ra­zioni che fac­cio sotto). I motivi si pos­sono facil­mente imma­gi­nare: distra­zione, peg­gio­ra­mento della pro­dut­ti­vità, ecc. ecc.

Capisco l’intenzione — e non ne con­te­sto la legit­ti­mità — ma è un modo rozzo, ana­cro­ni­stico e ini­quo di affron­tare il problema.

È rozzo per­ché cura i sin­tomi e non la malat­tia. Si dovrebbe valu­tare il risul­tato e non la moda­lità. Se una per­sona svolge il suo lavoro in modo (quan­to­meno) ade­guato per­ché devo bloc­care l’accesso a un sito?

È ana­cro­ni­stico per­ché porta avanti un’idea nostal­gi­ca­mente auto­ri­ta­ria del lavoro, dove le masse ven­gono dirette con disci­plina fer­rea verso il sol dell’avvenire. Il motivo è lo stesso di prima: dovreb­bero essere valu­tati i risultati.

L’iniquità è legata al fatto che, al 99%, in quell’azienda ci sarà un gruppo di per­sone che potranno avere accesso libe­ra­mente a Facebook, vuoi per­ché fanno parte del reparto IT, vuoi per­ché troppo impor­tanti per essere “limi­tate”; è una sto­riella che si ripete sempre.

Intendiamoci, non è che il diret­tore gene­rale debba stare nello stesso cubi­colo dell’addetto all’assistenza tele­fo­nica in nome di un astratto ideale egua­li­ta­rio ma certo è dif­fi­cile pen­sare che ciò è dan­noso alla pro­dut­ti­vità per un intero set­tore non lo sia per tutti, allora.

E se non vi fidate di me, fida­tevi almeno di Paul Graham:

Companies spend mil­lions to build office buil­dings for a sin­gle pur­pose: to be a place to work. And yet peo­ple wor­king in their own homes, which aren’t even desi­gned to be wor­k­pla­ces, end up being more productive.

This pro­ves some­thing a lot of us have suspec­ted. The ave­rage office is a mise­ra­ble place to get work done. And a lot of what makes offi­ces bad are the very qua­li­ties we asso­ciate with pro­fes­sio­na­lism. The ste­ri­lity of offi­ces is sup­po­sed to sug­gest effi­ciency. But sug­ge­sting effi­ciency is a dif­fe­rent thing from actually being efficient.

The atmo­sphere of the ave­rage wor­k­place is to pro­duc­ti­vity what fla­mes pain­ted on the side of a car are to speed. And it’s not just the way offi­ces look that’s bleak. The way peo­ple act is just as bad.

Plugin per Twitter: ecco il link

Monday, November 10th, 2008

Mi fanno giu­sta­mente notare che non ho for­nito il link al plu­gin per Twitter. Eccolo, si chiama Twitter tools. Con il tag twit­ter se ne tro­vano molti altri nel sito di WordPress ma non ho avuto modo di provarli.

Grazie a Energio per la segnalazione.

Post di prova per Twitter tools

Saturday, November 8th, 2008

Sto pro­vando que­sto plu­gin per Twitter in WordPress. Teoricamente que­sto post dovrebbe com­pa­rire anche nel mio account su Twitter.

Vorrei anche capire come se la cava con il limite dei 140 carat­teri, che ho abbon­dan­te­mente superato.

Twit? Blog? WTF?

Wednesday, October 29th, 2008

Da quando ho un account su Twitter ho spesso l’imbarazzo a deci­dere dove postare. Cioè, il cri­te­rio sarebbe sem­plice in fondo: se è più lungo di 140 char usa il blog.

Ma que­sto è solo il con­fine tec­nico. Basta seguire Twitter per un po’ per capire che il suo spe­ci­fico è ben distinto da un blog. Se vogliamo, l’analogia è quella fra la mail e la chat.

La cosa più inte­res­sante di Twitter è che dimo­stra come la varia­zione di un paio di ele­menti di base della comu­ni­ca­zione generi degli “ambienti” com­ple­ta­mente diversi.

In realtà volevo blog­gare su un’altra cosa ma me la sono dimenticata.

Proprio come in Italia…

Saturday, October 25th, 2008

Leggo che Apple ha donato $100.000 per finan­ziare la cam­pa­gna con­tro la pro­po­si­tion 8, una pro­po­sta di legge cali­for­niana per togliere il matri­mo­nio gay.

Per i nostalgici(?): Good Old Games

Friday, October 24th, 2008

Attraverso la solita pesca a stra­scico nei blog, sco­pro che que­sto sito vende i vec­chi video­gio­chi di suc­cesso, senza DRM, a prezzi irri­sori. Un altro colpo alla produttività.

Non so se riu­scirò a resi­stere fino a domani senza aver (ri)comprato almeno Descent

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