Android usa WebKit
Tuesday, November 13th, 2007So che ormai a quest’ora l’avranno scritto in 10.000 e non so bene quale significato dargli ma Android usa WebKit come browser.
So che ormai a quest’ora l’avranno scritto in 10.000 e non so bene quale significato dargli ma Android usa WebKit come browser.
Qualche tempo un mio collega mi ha fatto notare come a volte il suo MacBook Pro 17” avesse problemi nell’uscire dallo stop, operazione di solito praticamente istantanea. Dal canto mio, avevo notato che le ultime generazioni di portatili Apple impiegavano molto di più ad andare in stop: la luce diventava pulsante solo dopo diversi secondi.
Non so se le due cose siano collegate, ma ho comunque scoperto che la lentezza nell’andare completamente in stop non è casuale (anche se può essere considerata un difetto, soprattutto non conoscendone le cause). I vecchi PowerBook tolleravano il cambio di batteria quando erano in stop ed Apple, per conservare questa funzionalità sui MacBook ha modificato la modalità con cui il portatile entra in stop, facendogli salvare il contenuto della RAM su disco.
Tuttavia attraverso pmset(1) è possibile ripristinare il vecchio comportamento se lo si desidera. In questo post maggiori dettagli e in quest’altro viene spiegato come usare ancora pmset per evitare che il portatile si svegli durante il trasporto.
Ho pensato spesso, in modo superficiale, al perché Apple faccia così fatica a penetrare nel cosiddetto mercato enterprise – in pratica, le aziende – se non in qualche settore specifico. Le risposte che mi davo di solito avevano invariabilmente a che fare con Windows, la sua diffusione etc. Tutto vero e tuttavia forse la questione è anche più complessa.
Questo post di John Siracusa mi ha fornito il tassello che mi mancava, articolando in modo comprensibile quello che ho spesso avvertito sulla punta delle dita. La tesi centrale è che la filosofia dei prodotti di Apple è sostanzialmente e irriducibilmente fuori sintonia rispetto alle esigenze del mercato aziendale: Apple privilegia il singolo utente, l’azienda il proprio reparto di IT.
Ce ne accorgiamo subito quando, ad esempio, all’aumentare del numero di macchine installate, aumenta esponenzialmente il desiderio – e la necessità! – di controllo su queste macchine. Ora, non mi sfugge il fatto che anche in ambiente Mac esistono soluzioni a queste problematiche ma l’esempio vuole solo mettere in luce come le esigenze di controllo da parte del reparto IT siano in conflitto con la libertà accordata agli utenti; libertà – con la “l” molto minuscola; nessun discorso sui massimi sistemi, qui! – che nei prodotti Apple viene ribadita dal fatto che molti di essi sono venduti in configurazioni sostanzialmente bloccate: perché devo comprare un iMac e poi impedire l’uso del masterizzatore quando potrei comprarlo senza?
Ovviamente, e anche qui sono d’accordo con Siracusa, questo è il prezzo che si paga per la decisione di creare prodotti che mettono al centro l’utente. Rimango un po’ più ottimista sul fatto che Apple possa comunque penetrare perlomeno alcuni segmenti del mercato enterprise con prodotti come l’Xserve.
Leggendo questo post mi sovviene che non ho più aggiornato i miei fedeli lettori, ammesso che esistano, su com’è andata a finire la vicenda dei problemi di connettività.
Non molto bene, direi! Ho dovuto sostituire la scheda logica del MacBook, visto che la Ethernet era kaput. E i problemi wireless? Tutto ok: sto usando la 10.4.9 ;-)
Leggo su New Scientist di un nuovo brevetto di Apple per disincentivare il furto degli iPod et similia. Si tratta di un sistema che permette al dispositivo di riconoscere e utilizzare solo i caricatori autorizzati dal proprietario dell’iPod.
Sorvolando sui problemi di compatibilità – in fondo, è un DRM per dispositivi hardware – speriamo che allo scippatore non salti in mente di venire a trovarci anche a casa… ;-)
Quando guardo con più attenzioni i prodotti Apple ho spesso quella sensazione di grazia ed economia che contraddistingue i progetti ben riusciti.
Leggendo alcune analisi sui dettagli d’implementazione dell’iPhone, infatti, non si può non notare l’alto grado di riutilizzo (economia) del software unito ad un risultato che, ormai sembra chiaro, sembra molto buono.
Il primo esempio è sicuramente il sistema operativo che è alla base di tutti i prodotti Apple (anche i prossimi iPod dovrebbero usarlo). Mac OS X – e Mac OS X Server, senza dimenticare l’AppleTV – e l’OS X dell’iPhone non sono certo identici ma condividono tutte le scelte di architettura.
Il secondo esempio è l’uso dei dischi immagine. Da semplice utility sono diventati la base per la criptazione delle home degli utenti, sotto Mac OS X, e per risolvere il problema di integrità del software con l’iPhone. Quest’ultimo, infatti, carica il kernel da DMG criptato che a sua volta ne carica un secondo DMG di cui può controllare l’integrità.
Il terzo esempio è, beh, iTunes: da semplice software per rippare i cd è diventato la pietra angolare molti dei recenti prodotti di Apple.
Come forse alcuni ricorderanno, quando Steve Jobs presentò l’iPhone qualche mese fa, accennò al fatto che l’iPhone avrebbe supportato il protocollo IMAP anche in modalità “push”. In pratica questo vuol dire che i nuovi messaggi di posta in arrivo sul server IMAP vengono inviati al client senza che quest’ultimo debba esplicitamente chiederli, a intervalli regolari o meno.
Questo tipo funzionalità viene implementata tramite il comando IDLE, che fa parte di LEMONADE, un insieme di opzioni per permettere un uso migliore dei server IMAP da parte di dispositivi mobili. Questo comando fa in modo che il server informi il client dell’arrivo di nuovi messaggi non appena arrivano.
Fino ad ora ho sempre usato Safari per la navigazione quotidiana e FireFox per lo sviluppo. Il motivo è semplice ed è legato alle estensioni per lo sviluppo web disponibili con FireFox, in particolare FireBug.
Apprendo ora che le ultime nightly builds di Safari hanno un nuovo inspector delle pagine che è un netto salto in avanti rispetto al precedente e, già ora, sembra più utilizzabile di FireBug. Ecco uno screenshot:
Se questo strumento si rivelasse all’altezza Safari potrebbe tornare ad essere il browser di sviluppo principale…
John Gruber fa notare come l’uso di Google da FireFox e da Safari non significhi solo comodità per gli utenti ma anche soldi per i produttori dei rispettivi browser: la Mozilla Foundation ha ricevuto più di 50 milioni di dollari, nella maggior parte da Google.
Secondo Gruber, quindi, il motivo principale del porting su Windows ha proprio a che fare con i guadagni che Apple può fare.
Ieri, insieme a colleghi e amici, ho “seguito” la keynote – dove per seguire si intende ricaricare compulsivamente i siti che in quel momento sembravano rispondere meglio – ed ero rimasto piuttosto tiepido sulle cose (non) annunciate.
Certo, il nuovo Finder sembra interessante ecc. (ma lasciatemi prima vedere la registrazione, poi ne riparliamo) ma non ci sono stati annunci–shock; del resto la WWDC raramente è teatro di grosse novità.
Tuttavia, la cosa che mi aveva lasciato veramente perplesso era il rilascio di Safari per Windows. Non riuscivo a capirne il motivo: perché rilasciare questo browser sotto Win con tutti i grattacapi che comporta?
L’unica spiegazione che ero riuscito a darmi era che, evidentemente, Apple aveva riscontrato molte richieste in tal senso, ma adesso credo che non c’entri nulla. Penso che i fattori determinanti siano l’iPhone, che usa Safari, e il fatto che in termini di quote di mercato la versione Windows può rappresentare balzo in avanti notevole.
Certo, adesso gli alpha geek sono già lì puntare il dito contro buchi di sicurezza e siti che non vanno, e questa è già una cosa positiva per migliorare la qualità del prodotto, ma se anche una minima parte degli utenti Windows comincia ad usare questo browser con continuità la quota di mercato di Safari ne trarrà evidenti benefici, visto l’enorme peso dell’ambiente Windows.