Mondi su mondi, sistemi di sistemi.

Not dark yet

Thursday, August 25th, 2011

Come avrete già letto, Steve Jobs si è dimesso da CEO di Apple. Non ho alcuna com­pe­tenza né alcun inte­resse per com­men­tare sul futuro di Apple anche se, per quello che può valere, sono ottimista.

Non ho ovvia­mente aned­doti suc­cosi da rac­con­tare – l’ho solo incro­ciato una volta, al ter­mine della key­note alla WWDC del 2003 – ma solo un paio di con­si­de­ra­zioni che, con la noti­zia in sé, non hanno molto a che fare.

Arte, scienza e mestiere

Si sa che uno degli arti­sti pre­fe­riti da Jobs è Bob Dylan. Credo che entrambi guar­dino al pro­prio mestiere1 – ai suoi ele­menti – più o meno allo stesso modo. Per entrambi niente è sacro, il valore di una cosa sta nella sua fun­zione all’interno di un sistema. Chi cono­sce un minimo la sto­ria di entrambi sa di cosa sto parlando.

Le stesse cose ritornano

Il secondo pen­siero mi è venuto leg­gendo il post di Gruber, che dice:

The com­pany is a frac­tal design. Simplicity, ele­gance, beauty, cle­ver­ness, humi­lity. Directness. Truth. Zoom out enough and you can see that the same things that define Apple’s pro­ducts apply to Apple as a whole. The com­pany itself is Apple-like.

Gruber dà parole a una sen­sa­zione che ho avuto spesso, non tanto con i pro­dotti ma con gli aspetti più nasco­sti, ad esem­pio con le API di pro­gram­ma­zione2. Non ci pos­sono essere paral­leli diretti fra il design di un iPhone e una classe in Cocoa ma avverti lo stesso rispetto per gli stessi prin­cipi, la stessa con­se­quen­zia­lità, la stessa domanda di fondo: “Come dev’essere que­sta cosa per incar­nare que­sti prin­cipi in que­sto contesto?”

Tornando a Dylan

“It’s not dark yet, but it’s get­ting there”

  1. Perché di que­sto si tratta, anche se nell’accezione più alta del ter­mine
  2. L’occasione più recente è stata vedendo i video della WWDC su iCloud

iPad e ChromeOS: ritorno al futuro

Tuesday, February 16th, 2010

Chrome OS e l’iPad annun­ciano l’inizio di un nuovo modo di usare il com­pu­ter, meno libero del con­cetto del PC tra­di­zio­nale ma molto più robu­sto e adatto ad una pla­tea di utenti ancora più grande. Tuttavia è inte­res­sante notare che tutto ciò era già chiaro più di dieci anni fa. Basta andarsi a rileg­gere i vec­chi numeri di Byte.

Byte Luglio 1997: The new user inter-face

L’analisi delle NUI1 met­teva in evi­denza i limiti della meta­fora del desk­top. L’esplosione di inter­net e del web in par­ti­co­lare hanno reso neces­sa­rio un nuovo livello di inte­gra­zione fra le risorse locali e quelle di rete.

Secondo me, però, una vera inte­gra­zione non è mai stata rag­giunta, fino ad ora: ci siamo sem­pli­ce­mente abi­tuati a inter­net. Il file system locale è sem­pre rima­sto ben pre­sente, con uno scarto ben visi­bile rispetto a quello che stava in rete.

Chrome OS ha risolto il pro­blema in un modo che ricorda quello di Netscape Constellation, ovvero, pre­sen­tando all’utente solo il bro­w­ser. Il file system scom­pare lasciando solo la navi­ga­zione fra le pagine.

L’iPad e l’iPhone usano un approc­cio incen­trato sulle appli­ca­zioni. Non pos­siamo mani­po­lare diret­ta­mente un file, tanto meno una car­tella; per qual­siasi azione dob­biamo usare un’applicazione spe­ci­fica; l’integrazione fra le diverse appli­ca­zioni nella stra­grande mag­gio­ranza parte dei casi è ridotta al copia & incolla.

In que­sto modo l’uso è radi­cal­mente sem­pli­fi­cato. Pensiamo alla que­stione delle fine­stre sovrap­po­ni­bili: in primo o in secondo piano; visi­bili, par­zial­mente visi­bili, invi­si­bili. Ricordo che le prime volte che usavo un Mac, com­ple­ta­mente digiuno di com­pu­ter, mi era piut­to­sto facile con­fon­dermi, anzi, mi per­devo completamente.

Byte Aprile 1998: Crash-proof computing

C’è poi un altro tema: quello della dif­fi­coltà di manu­ten­zione di un com­pu­ter tra­di­zio­nale. Se forse pos­siamo con­ce­pire che un utente acqui­si­sca con il tempo le com­pe­tenze neces­sa­rie ai suoi obiet­tivi, non si vede per­ché debba anche farsi carico di tutte quelle ope­ra­zioni di ordi­na­ria manu­ten­zione e con­fi­gu­ra­zione, oggi neces­sa­rie, ma incom­pren­si­bili e com­ple­ta­mente scol­le­gate da quello che deve fare.

Consideriamo un’operazione come l’installazione delle appli­ca­zioni: ho perso il conto delle volte che ho visto mon­tato un DMG solo per lan­ciare l’applicazione. L’utente spesso non avverte nem­meno il pro­blema, in fondo fun­ziona tutto, ma è ovvio che nelle inten­zioni ori­gi­na­rie i dischi imma­gine dove­vano ser­vire come sistema di distri­bu­zione di appli­ca­zione che non neces­si­ta­vano di alcuna installazione.

La que­stione non si limita all’operazione in sé, tutt’altro! Pensiamo a quanto incida su aspetti come la sicu­rezza o, in misura forse minore, la sta­bi­lità. In ambienti con­trol­lati molti di que­sti pro­blemi si risol­vono cen­tra­liz­zando la manu­ten­zione ma, a pen­sarci bene, è la nega­zione del con­cetto di Personal Computer.

Per risol­vere que­sto pro­blema Chrome OS non ha biso­gno nem­meno di instal­larle, le appli­ca­zioni, visto che tutto gira all’interno del bro­w­ser. Per l’iPad c’è l’App Store.

Trovo iro­nico con­sta­tare che dopo tanti pro­to­tipi di inter­facce 3D, futu­ri­bili o fan­ta­scien­ti­fi­che siamo qui ad ana­liz­zare novità che potrebbe sem­brare dei passi indie­tro. La vera novità, forse, non sta tanto in quello che è cam­biato ma a chi si rivolge: dopo la pre­sen­ta­zione dell’iPad ho pen­sato che quello potrebbe essere il primo com­pu­ter che anche mio nonno può usare.

  1. New User Interface. Così pro­po­neva di chia­marle Byte

Un pensiero, ma proprio uno, sull’iPad

Thursday, January 28th, 2010

Visto che qual­che com­mento idiota l’ho già scritto su Twitter volevo solo far notare una cosa.

Come sap­piamo, il chip usato dall’iPad è stato svi­lup­pato in casa da Apple. John Gruber, che ha avuto la for­tuna di pro­varlo diret­ta­mente, dice:

(…) eve­ryone I spoke to in the press room was raving first and fore­most about the speed. None of us could shut up about it. It feels impos­si­bly fast.

Insomma, a quanto pare è una cosa paz­ze­sca. Bene, non rie­sco però a met­tere insieme que­ste impres­sioni con un altro com­mento, di Ars Technica:

Take the custom 1GHz SoC that powers the device, for instance. Given the PA Semi team’s repu­ta­tion for mira­cles, this is pro­ba­bly a fan­ta­stic lit­tle part. But even if it’s stu­pen­dou­sly, ama­zin­gly awe­some, you can’t break the laws of phy­sics, so it’s very hard to ima­gine that it has even a 20 per­cent performance/watt advan­tage over a com­pa­ra­ble SoC from Qualcomm, TI, or Freescale.

(Before you get out the flame gun: 20 per­cent is about the per­for­mance advan­tage that Intel is able to get from non-process-related design inno­va­tions alone from one gene­ra­tion to the next. So Intel, a very large, very old chi­p­ma­ker, full of very smart peo­ple, puts the full weight of its col­lec­tive design know-how into get­ting that 20 per­cent boost. That’s why, if PA Semi’s ARM imple­men­ta­tion beats the competition’s ARM imple­men­ta­tion by over 20 per­cent in per­for­mance per watt on the same pro­cess, I’ll eat your hat.)

Così su due piedi direi che Gruber si sba­glia ma non ne sono sicuro. Penso che abbiano ragione entrambi e che il segreto stia (ancora una volta) nel software.

Vedremo come andrà…

Ninjawords: Apple risponde a John Gruber

Friday, August 7th, 2009

Molti l’avranno già letto, ma mi sem­bra utile segna­lare che Apple ha rispo­sto diret­ta­mente a John Gruber per la que­stione di Ninjawords.

Speriamo sia di buon auspi­cio per il futuro…

Notizie dalla cortina di ferro

Wednesday, August 5th, 2009

Il fatto

L’ultimo sci­vo­lone è la boc­cia­tura di Ninjawords, un dizio­na­rio, sulla base del fatto che con­tiene ter­mini osceni/discutibili. Un dizionario…

“Scusa? non ho capito…”

Sì, un dizio­na­rio cen­su­rato. Tutta que­sta sto­ria dell’App Store sta diven­tando ridi­cola, imba­raz­zante e dan­nosa (Apple non sa quanto, ancora).

Più ci penso e più tutto que­sto non ha senso.

Netbooks: ritorno alla realtà?

Thursday, June 25th, 2009

Punto tutto sui netbook

Fino a qual­che mese fa sem­brava che non ci fosse futuro senza i net­book e che chi non aveva scom­messo su di essi, come Apple, fosse desti­nato a ven­dite in declino; que­sto era un dato di fatto alla fine dell’anno scorso.

Parlandone con qual­che col­lega — tutti “melo­mani” come me, non dimen­ti­chia­molo — veniva fuori una certa per­ples­sità sulle poten­zia­lità di que­sto tipo di mac­chine. Troppo limi­tate per poter essere uti­liz­za­bili al di fuori di con­te­sti specifici.

Qualche tempo dopo…

E guarda un po’ cosa mi scrive Information Week:

Many con­su­mers who buy net­books mista­kenly believe that the mini-laptops desi­gned for basic com­pu­ting, such as e-mail and Web bro­w­sing, deli­ver the same func­tio­na­lity as stan­dard note­books, a sur­vey relea­sed Monday showed.

Potremmo assi­stere a un ridi­men­sio­na­mento del feno­meno. In attesa di quello vero, da parte di Apple, ovvia­mente! :-D

MIA: ZFS

Tuesday, June 9th, 2009

Dove MIA sta per “Missing In Action”, ovvia­mente. Se qual­cuno rie­sce a tro­vare una sin­gola men­zione nella pagina infor­ma­tiva, mi fac­cia sapere.

Perplesso, molto perplesso.

No, non è un pesce d’aprile

Saturday, February 28th, 2009

Via Daring Fireball, sono arri­vato a que­sto annun­cio. Per uno come me, che ricorda ancora bene il periodo in cui non pas­sava giorno senza sor­birsi il leit­mo­tiv “Apple is doo­med”, leg­gere una cosa come que­sta dà una sen­sa­zione bizzarra:

Santa Monica, CA, February 23, 2009 — As of 2009, Apogee Electronics will no lon­ger deve­lop pro­ducts for the Microsoft Windows plat­form. Apogee has made this deci­sion in order to focus all research, deve­lo­p­ment, and sup­port resour­ces on the Apple plat­form with its unpa­ral­le­led power and sta­bi­lity. Apple offers a wide range of affor­da­ble, power­ful desk­top and lap­top solu­tions ideally sui­ted for music crea­tion and audio production.

A que­sto ci vor­rebbe una bella frase di sag­gezza popo­lare (tipo “la vita è ’na ruota che gira…”) o un pro­ver­bio cinese che parla di cada­veri che gal­leg­giano nel fiume ma non mi viene in mente nulla.

Notizie dal Cremlino

Thursday, January 15th, 2009

Solo un paio di parole sulle ultime noti­zie riguardo alle con­di­zioni di salute di Jobs.

Mi ero aste­nuto dal com­men­tare il comu­ni­cato di qual­che giorno fa — quello dello “squi­li­brio ormo­nale”, per inten­derci — per­ché ero stufo di sen­tir par­lare di que­sta sto­ria che ha fatto la gioia di molti siti.

Ora, dopo le ultime noti­zie riguardo al periodo di pausa preso da Jobs credo un com­mento sia d’obbligo — in con­si­de­ra­zione della vasta pla­tea, ovviamente ;-). 

La mia sen­sa­zione è che non vedremo Jobs tanto pre­sto. Se uno nella sua posi­zione, con i suoi mezzi e con i suoi pre­ce­denti di salute deve pren­dersi sei mesi di pausa vuol dire che la cosa è seria.

Tuttavia, penso che se anche Jobs dovesse lasciare defi­ni­ti­va­mente, il futuro di Apple non sia così poi plum­beo. Intendiamoci: senza il suo ritorno, l’azienda non sarebbe dov’è e sicu­ra­mente uno come lui è pra­ti­ca­mente inso­sti­tui­bile; dico solo che potrebbe non essere una per­dita letale.

Vedremo cosa suc­cede tra qual­che mese…

iDontGetIt.com

Wednesday, January 14th, 2009

Sono final­mente riu­scito a vedere la key­note del Macworld. Ero curioso di sapere qual­cosa di più su iWork.com e quello che ho visto non è che mi sia pia­ciuto granché. 

Il difetto più grave è che tutto il con­cetto sem­bra datato. Al giorno d’oggi non vedo più il senso di con­di­vi­dere i docu­menti tra­mite l’upload. Basta fare il con­fronto con una cosa come Google Docs per capire che non c’è para­gone, anche tenendo conto dei van­taggi di un’applicazione desktop.

Sembra pro­prio che Apple per certe cose non rie­sca pro­prio a tro­vare la strada giu­sta. Non è poi così sor­pren­dente. Possiamo fare il para­gone con tutte le tro­vate pate­ti­che di Microsoft con l’interfaccia utente; da Bob ai menu che “auto­na­scon­dono” le voci e così via, di orrore in orrore.

Tuttavia la cosa è tanto più strana se si pensa che ad es. iPhoto 09 si inter­fac­cia con Facebook e Flickr. Non è fan­ta­scienza ma dimo­stra che qual­cuno ha capito che la con­di­vi­sione via MobileMe non ha molte attrat­tive. Oppure, caso ancora più esem­plare, pen­siamo all’ecosistema di iTunes.

Ognuno ha i suoi punti cie­chi, insomma.

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