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Instapaper, ovvero, l’importanza dei dettagli
Dopo averne sentito parlare fino per mesi, forse anni, ed essermi sempre detto che potevo farne a meno, mi sono deciso a provare Instapaper e come al solito mi sono ricreduto.
Cos’è Instapaper?
Si tratta di un sito che permette di mettere da parte le pagine da leggere più tardi incontrate durante la giornata. Niente di fantascientifico, basterebbe Delicious1.
Dove Instapaper si distingue è il fatto che le pagine da leggere vengono presentate in un formato che invoglia alla lettura2 e la copertura a 360 gradi: dal Mac all’iPhone, passando per l’iPad e il Kindle.
Il dettaglio fondamentale
La cosa che mi ha fatto riflettere, però, non è tanto la bontà del prodotto ma l’importanza di un singolo dettaglio. Instapaper si limita a chiedere l’indirizzo di email; una volta inserito quello siamo già pronti per cominciare, non serve nient’altro. Non abbiamo a che fare con dati sensibili e se vogliamo possiamo sempre aggiungerla in un secondo momento. L’importante, però, è cominciare.
Le conseguenze sulla user experience
Il vedere che anche nelle cose che sembrano più assodate, a prescindere dalla loro effettiva importanza, qualcuno si è messo lì a pensarci per provare a migliorarlo mi ha messo in una disposizione d’animo verso il prodotto molto più positiva; ho subito deciso che il prodotto era buono.
Non è stata certo una decisione razionale ma quanti lo fanno? E quanti avranno scelto di provare il prodotto per un dettaglio come questo? Quanti (come me) avranno comprato Instapaper pro per l’iPhone sull’onda dell’impressione iniziale? E comunque, quanto è importante far sentire la cura di quel dettaglio!
- e infatti lo usavo anche per quello ↩
- quello stato di “energetic repose” di cui parla Bringhurst o forse la sua migliore approssimazione su uno schermo di computer ↩
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