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Cloudkit

L’uso di Ajax rende desi­de­ra­bile, se non neces­sa­rio, il poter met­tere in piedi un ser­ver REST in tempi rapidi.

In que­sto post mi sono imbat­tuto in CloudKit, un’applicazione in Ruby che per­met­tere di met­terne in piedi uno in un bat­ter d’occhio, aggan­cian­doci pure un minimo di bac­kend, in que­sto caso Tokyo Cabinet.

L’installazione è sem­pli­cis­sima e l’unica cosa che ho cam­biato rispetto alla ricetta ori­gi­nale è che ho usato MacPorts per Tokyo Cabinet al posto di com­pi­larlo da zero.

Una volta che Cloudkit è attivo, pos­siamo subito comin­ciare a pro­get­tare l’API che il nostro ser­vi­zio REST esporrà verso l’esterno, magari con un approc­cio TDD usando una delle innu­me­re­voli libre­rie in JavaScript per i test1.

Quando poi le cose saranno più sta­bili potremo sosti­tuire Cloudkit con un bac­kend più adatto, senza toc­care una riga nella parte Ajax.

Strumenti come Cloudkit sono vitali per rac­cor­dare le diverse fasi di svi­luppo per­ché, anche se abbiamo fami­lia­rità con bac­kend più strut­tu­rati e siamo in grado di atti­varli con faci­lità, spesso non sono suf­fi­cien­te­mente agili per aiu­tarci nelle fasi fluide dello svi­luppo, dove le cose cam­biano rapi­dis­si­ma­mente ed è inu­tile essere troppo rigorosi.

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