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iPad e ChromeOS: ritorno al futuro

Chrome OS e l’iPad annun­ciano l’inizio di un nuovo modo di usare il com­pu­ter, meno libero del con­cetto del PC tra­di­zio­nale ma molto più robu­sto e adatto ad una pla­tea di utenti ancora più grande. Tuttavia è inte­res­sante notare che tutto ciò era già chiaro più di dieci anni fa. Basta andarsi a rileg­gere i vec­chi numeri di Byte.

Byte Luglio 1997: The new user inter-face

L’analisi delle NUI1 met­teva in evi­denza i limiti della meta­fora del desk­top. L’esplosione di inter­net e del web in par­ti­co­lare hanno reso neces­sa­rio un nuovo livello di inte­gra­zione fra le risorse locali e quelle di rete.

Secondo me, però, una vera inte­gra­zione non è mai stata rag­giunta, fino ad ora: ci siamo sem­pli­ce­mente abi­tuati a inter­net. Il file system locale è sem­pre rima­sto ben pre­sente, con uno scarto ben visi­bile rispetto a quello che stava in rete.

Chrome OS ha risolto il pro­blema in un modo che ricorda quello di Netscape Constellation, ovvero, pre­sen­tando all’utente solo il bro­w­ser. Il file system scom­pare lasciando solo la navi­ga­zione fra le pagine.

L’iPad e l’iPhone usano un approc­cio incen­trato sulle appli­ca­zioni. Non pos­siamo mani­po­lare diret­ta­mente un file, tanto meno una car­tella; per qual­siasi azione dob­biamo usare un’applicazione spe­ci­fica; l’integrazione fra le diverse appli­ca­zioni nella stra­grande mag­gio­ranza parte dei casi è ridotta al copia & incolla.

In que­sto modo l’uso è radi­cal­mente sem­pli­fi­cato. Pensiamo alla que­stione delle fine­stre sovrap­po­ni­bili: in primo o in secondo piano; visi­bili, par­zial­mente visi­bili, invi­si­bili. Ricordo che le prime volte che usavo un Mac, com­ple­ta­mente digiuno di com­pu­ter, mi era piut­to­sto facile con­fon­dermi, anzi, mi per­devo completamente.

Byte Aprile 1998: Crash-proof computing

C’è poi un altro tema: quello della dif­fi­coltà di manu­ten­zione di un com­pu­ter tra­di­zio­nale. Se forse pos­siamo con­ce­pire che un utente acqui­si­sca con il tempo le com­pe­tenze neces­sa­rie ai suoi obiet­tivi, non si vede per­ché debba anche farsi carico di tutte quelle ope­ra­zioni di ordi­na­ria manu­ten­zione e con­fi­gu­ra­zione, oggi neces­sa­rie, ma incom­pren­si­bili e com­ple­ta­mente scol­le­gate da quello che deve fare.

Consideriamo un’operazione come l’installazione delle appli­ca­zioni: ho perso il conto delle volte che ho visto mon­tato un DMG solo per lan­ciare l’applicazione. L’utente spesso non avverte nem­meno il pro­blema, in fondo fun­ziona tutto, ma è ovvio che nelle inten­zioni ori­gi­na­rie i dischi imma­gine dove­vano ser­vire come sistema di distri­bu­zione di appli­ca­zione che non neces­si­ta­vano di alcuna installazione.

La que­stione non si limita all’operazione in sé, tutt’altro! Pensiamo a quanto incida su aspetti come la sicu­rezza o, in misura forse minore, la sta­bi­lità. In ambienti con­trol­lati molti di que­sti pro­blemi si risol­vono cen­tra­liz­zando la manu­ten­zione ma, a pen­sarci bene, è la nega­zione del con­cetto di Personal Computer.

Per risol­vere que­sto pro­blema Chrome OS non ha biso­gno nem­meno di instal­larle, le appli­ca­zioni, visto che tutto gira all’interno del bro­w­ser. Per l’iPad c’è l’App Store.

Trovo iro­nico con­sta­tare che dopo tanti pro­to­tipi di inter­facce 3D, futu­ri­bili o fan­ta­scien­ti­fi­che siamo qui ad ana­liz­zare novità che potrebbe sem­brare dei passi indie­tro. La vera novità, forse, non sta tanto in quello che è cam­biato ma a chi si rivolge: dopo la pre­sen­ta­zione dell’iPad ho pen­sato che quello potrebbe essere il primo com­pu­ter che anche mio nonno può usare.

  1. New User Interface. Così pro­po­neva di chia­marle Byte

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