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	<title>Comments on: Il caso Bowman</title>
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	<description>Mondi su mondi, sistemi di sistemi.</description>
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		<title>By: Caso Bowman: altre&#160;considerazioni - ReFactor.it</title>
		<link>http://refactor.it/2009/03/22/bowman_leaves_google/comment-page-1/#comment-2747</link>
		<dc:creator>Caso Bowman: altre&#160;considerazioni - ReFactor.it</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 07:32:26 +0000</pubDate>
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		<description>[...] innanzitutto ringraziare per i commenti al post: mi hanno dato del materiale su cui riflettere. Avrei voluto riassumerli e integrarli con le mie [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[…] innanzitutto ringraziare per i commenti al post: mi hanno dato del materiale su cui riflettere. Avrei voluto riassumerli e integrarli con le mie […]</p>
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		<title>By: Matteo Balocco</title>
		<link>http://refactor.it/2009/03/22/bowman_leaves_google/comment-page-1/#comment-2746</link>
		<dc:creator>Matteo Balocco</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 08:41:41 +0000</pubDate>
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		<description>Sull&#039;impatto delle scelte di design e d&#039;implementazione su siti web di grandi dimensioni vi sono dei talk interessanti su Yahoo Dev. In particolare ricordo quelli di Nicole Sullivan.
Nicole sembra porre l&#039;accento giusto quando dice che la discussione su determinate scelte deve essere fatta ma poi bisogna giungere a una sintesi di tipo tecnico. Lei però intende una soluzione limitata al tipo di performance applicata al design scelto. Insomma, il designer progetta l&#039;interfaccia, l&#039;ingegnere la implementa nel miglior modo, indirizzando magari in fase progettuale il designer indicando soluzioni tecnologiche, opportunità, eccetera.
Guardate che accade lo stesso nell&#039;ambito reale.
E ciò è quello che tra le righe ha sollevato Bowman.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sull’impatto delle scelte di design e d’implementazione su siti web di grandi dimensioni vi sono dei talk interessanti su Yahoo Dev. In particolare ricordo quelli di Nicole Sullivan.<br />
Nicole sembra porre l’accento giusto quando dice che la discussione su determinate scelte deve essere fatta ma poi bisogna giungere a una sintesi di tipo tecnico. Lei però intende una soluzione limitata al tipo di performance applicata al design scelto. Insomma, il designer progetta l’interfaccia, l’ingegnere la implementa nel miglior modo, indirizzando magari in fase progettuale il designer indicando soluzioni tecnologiche, opportunità, eccetera.<br />
Guardate che accade lo stesso nell’ambito reale.<br />
E ciò è quello che tra le righe ha sollevato Bowman.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: Gio</title>
		<link>http://refactor.it/2009/03/22/bowman_leaves_google/comment-page-1/#comment-2745</link>
		<dc:creator>Gio</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 08:16:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.refactor.it/?p=770#comment-2745</guid>
		<description>Nell&#039;azienda dove lavoro attualmente, il caso vuole che si facciano –tra i vari lavori– anche fino a 25-30 render di forme di bottiglie (la stessa ~) in cui cambia solo un dettaglio, ad esempio il profilo varia solo di un millimetro da una prova all&#039;altra.
Senza criticare queste metodologie, personalmente ritengo che un pizzico in più di testa farebbe risparmiare alla lunga molta carta (e molto tempo).
Sono stato volutamente ironico, ma applicate queste considerazioni ad aziende molto più grandi della mia (70 dipendenti) e vedrete che non sono le 40 prove che contano, ma il loro risultato, che in qualche caso sarebbe potuto risultare –scusate il gioco di parole– lo stesso perdendo meno tempo e ragionando un pochino in più.
P.S. io sono un designer...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’azienda dove lavoro attualmente, il caso vuole che si facciano –tra i vari lavori– anche fino a 25–30 render di forme di bottiglie (la stessa ~) in cui cambia solo un dettaglio, ad esempio il profilo varia solo di un millimetro da una prova all’altra.<br />
Senza criticare queste metodologie, personalmente ritengo che un pizzico in più di testa farebbe risparmiare alla lunga molta carta (e molto tempo).<br />
Sono stato volutamente ironico, ma applicate queste considerazioni ad aziende molto più grandi della mia (70 dipendenti) e vedrete che non sono le 40 prove che contano, ma il loro risultato, che in qualche caso sarebbe potuto risultare –scusate il gioco di parole– lo stesso perdendo meno tempo e ragionando un pochino in più.<br />
P.S. io sono un designer…</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: giorgio_v</title>
		<link>http://refactor.it/2009/03/22/bowman_leaves_google/comment-page-1/#comment-2744</link>
		<dc:creator>giorgio_v</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 07:55:45 +0000</pubDate>
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		<description>Un altro commento degno d’interesse: &lt;a href=&quot;http://www.grahamjenkin.com/blog/2009/03/hello-google.html&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;Hello Google&lt;/a&gt;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un altro commento degno d’interesse: <a href="http://www.grahamjenkin.com/blog/2009/03/hello-google.html" rel="nofollow">Hello Google</a></p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: giorgio_v</title>
		<link>http://refactor.it/2009/03/22/bowman_leaves_google/comment-page-1/#comment-2743</link>
		<dc:creator>giorgio_v</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 07:53:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.refactor.it/?p=770#comment-2743</guid>
		<description>Anch’io ho pensato a quell’effetto, ovvero, il fattore di scala a cui opera Google è talmente grande che ogni più piccolo dettaglio può pesare.

Concordo anche con le preoccupazioni di accessibilità.

Per chiarire veramente la questione dovremmo sapere &lt;em&gt;quali&lt;/em&gt; tonalità di blu sono state scelte e &lt;em&gt;come&lt;/em&gt; hanno deciso per una piuttosto che per un’altra.

Ho troppo rispetto di Google per pensare che abbiano raccolto un sacco di dati e poi abbiano semplicemente scelto quello “più votato” senza fare un qualche test di significatività. Però non lo sappiamo e quindi siamo qui a tirare a indovinare.

Il mio post cercava, malamente, di chiarire quello che mi sembra un punto irrisolto: esiste una linea di demarcazione tracciabile fra un approccio quantitativo rigoroso e uno “perverso” che ci fa affogare in un mare di dati? Per dirla con una battuta: quante gradazioni di blu ci servono?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Anch’io ho pensato a quell’effetto, ovvero, il fattore di scala a cui opera Google è talmente grande che ogni più piccolo dettaglio può pesare.</p>
<p>Concordo anche con le preoccupazioni di accessibilità.</p>
<p>Per chiarire veramente la questione dovremmo sapere <em>quali</em> tonalità di blu sono state scelte e <em>come</em> hanno deciso per una piuttosto che per un’altra.</p>
<p>Ho troppo rispetto di Google per pensare che abbiano raccolto un sacco di dati e poi abbiano semplicemente scelto quello “più votato” senza fare un qualche test di significatività. Però non lo sappiamo e quindi siamo qui a tirare a indovinare.</p>
<p>Il mio post cercava, malamente, di chiarire quello che mi sembra un punto irrisolto: esiste una linea di demarcazione tracciabile fra un approccio quantitativo rigoroso e uno “perverso” che ci fa affogare in un mare di dati? Per dirla con una battuta: quante gradazioni di blu ci servono?</p>
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	<item>
		<title>By: Laburno</title>
		<link>http://refactor.it/2009/03/22/bowman_leaves_google/comment-page-1/#comment-2742</link>
		<dc:creator>Laburno</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2009 16:35:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.refactor.it/?p=770#comment-2742</guid>
		<description>Doh, non ho chiuso il blockquote!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Doh, non ho chiuso il blockquote!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Laburno</title>
		<link>http://refactor.it/2009/03/22/bowman_leaves_google/comment-page-1/#comment-2741</link>
		<dc:creator>Laburno</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2009 16:35:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.refactor.it/?p=770#comment-2741</guid>
		<description>Ti quoto in pieno, quando ho letto di Bowman ho avuto le tue stesse impressioni.

&lt;blockquote&gt;Non sono proprio gli ingegneri ad essere considerati pragmatici e attenti al rapporto costi/benefici?

Secondo me il problema non è tanto l&#039;attitudine tecnica contro quella artistica. E&#039; una questione di prospettive.

Leggendo del testing di 40 gradiazioni di blu ci sembra assurdo in un primo momento perché è una situazione che, per quanto possiamo essere nel campo, ci è estranea. 

Mi spiego: nessuno di noi lavora su progetti che hanno le dimensioni di uno qualsiasi di quelli di Google. Io credo che su quelle dimensioni, ogni singolo dettaglio abbia un peso enorme sulle prestazioni, sul branding, sull&#039;usabilità. Non stiamo parlando di mettere su un portale, si sta parlando di lavorare su piattaforme usate all&#039;incirca da ogni essere umano che ha un collegamento internet.

Se leggo del test di 40 tonalità di blu posso rimanere stupito in un primo momento perché, in accordo con le mie esperienze, mi sembrano seghe mentali superflue. Ma in un contesto come Google non faccio fatica a immaginare che qualcuno abbia giustamente pensato &quot;ehy, potrebbero esserci al mondo X individui con problemi di daltonia che potrebbero avere difficoltà nel distinguere il colore blu in base alla gradazione, perciò sarà il caso scegliere una tonalità che sia il piu uniforme possibile&quot;. 

In fondo sviluppare per il web, è 80% scienza e 20% arte.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ti quoto in pieno, quando ho letto di Bowman ho avuto le tue stesse impressioni.</p>
<blockquote><p>Non sono proprio gli ingegneri ad essere considerati pragmatici e attenti al rapporto costi/benefici?</p>
<p>Secondo me il problema non è tanto l’attitudine tecnica contro quella artistica. E’ una questione di prospettive.</p>
<p>Leggendo del testing di 40 gradiazioni di blu ci sembra assurdo in un primo momento perché è una situazione che, per quanto possiamo essere nel campo, ci è estranea. </p>
<p>Mi spiego: nessuno di noi lavora su progetti che hanno le dimensioni di uno qualsiasi di quelli di Google. Io credo che su quelle dimensioni, ogni singolo dettaglio abbia un peso enorme sulle prestazioni, sul branding, sull’usabilità. Non stiamo parlando di mettere su un portale, si sta parlando di lavorare su piattaforme usate all’incirca da ogni essere umano che ha un collegamento internet.</p>
<p>Se leggo del test di 40 tonalità di blu posso rimanere stupito in un primo momento perché, in accordo con le mie esperienze, mi sembrano seghe mentali superflue. Ma in un contesto come Google non faccio fatica a immaginare che qualcuno abbia giustamente pensato “ehy, potrebbero esserci al mondo X individui con problemi di daltonia che potrebbero avere difficoltà nel distinguere il colore blu in base alla gradazione, perciò sarà il caso scegliere una tonalità che sia il piu uniforme possibile”. </p>
<p>In fondo sviluppare per il web, è 80% scienza e 20% arte.</p></blockquote>
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