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Il caso Bowman
Doug Bowman è un designer che ha lasciato Google qualche tempo fa ed è stato commentato diffusamente nei blog per via delle motivazioni che ha dato e di cui cito il passaggio per me più significativo:
Yes, it’s true that a team at Google couldn’t decide between two blues, so they’re testing 41 shades between each blue to see which one performs better. I had a recent debate over whether a border should be 3, 4 or 5 pixels wide, and was asked to prove my case. I can’t operate in an environment like that. I’ve grown tired of debating such minuscule design decisions. There are more exciting design problems in this world to tackle. #
Molti dei commenti si sono concentrati sul supposto contrasto fra i designer e gli ingegneri, essendo i primi più — diciamo così — istintivi e i secondi interessati solo ai dati crudi.
Credo sia un punto di vista sbagliato. Prima di tutto, il design non è arte applicata né dare semplicemente un aspetto piacevole alle cose. L’aspetto estetico è sempre legato all’obiettivo del progetto (o almeno dovrebbe esserlo).
Questa linea di ragionamento sembra però portare dritti dritti al testare 41 diverse gradazioni di blu ed è proprio qui il punto: non mi sembra un approccio molto da “ingegnere”. Non sono proprio gli ingegneri ad essere considerati pragmatici e attenti al rapporto costi/benefici?
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Commenti su Il caso Bowman
7 risposta
Laburno (23/03/09)
Ti quoto in pieno, quando ho letto di Bowman ho avuto le tue stesse impressioni.
Laburno (23/03/09)
Doh, non ho chiuso il blockquote!
giorgio_v (24/03/09)
Anch’io ho pensato a quell’effetto, ovvero, il fattore di scala a cui opera Google è talmente grande che ogni più piccolo dettaglio può pesare.
Concordo anche con le preoccupazioni di accessibilità.
Per chiarire veramente la questione dovremmo sapere quali tonalità di blu sono state scelte e come hanno deciso per una piuttosto che per un’altra.
Ho troppo rispetto di Google per pensare che abbiano raccolto un sacco di dati e poi abbiano semplicemente scelto quello “più votato” senza fare un qualche test di significatività. Però non lo sappiamo e quindi siamo qui a tirare a indovinare.
Il mio post cercava, malamente, di chiarire quello che mi sembra un punto irrisolto: esiste una linea di demarcazione tracciabile fra un approccio quantitativo rigoroso e uno “perverso” che ci fa affogare in un mare di dati? Per dirla con una battuta: quante gradazioni di blu ci servono?
giorgio_v (24/03/09)
Un altro commento degno d’interesse: Hello Google
Gio (24/03/09)
Nell’azienda dove lavoro attualmente, il caso vuole che si facciano –tra i vari lavori– anche fino a 25–30 render di forme di bottiglie (la stessa ~) in cui cambia solo un dettaglio, ad esempio il profilo varia solo di un millimetro da una prova all’altra.
Senza criticare queste metodologie, personalmente ritengo che un pizzico in più di testa farebbe risparmiare alla lunga molta carta (e molto tempo).
Sono stato volutamente ironico, ma applicate queste considerazioni ad aziende molto più grandi della mia (70 dipendenti) e vedrete che non sono le 40 prove che contano, ma il loro risultato, che in qualche caso sarebbe potuto risultare –scusate il gioco di parole– lo stesso perdendo meno tempo e ragionando un pochino in più.
P.S. io sono un designer…
Matteo Balocco (24/03/09)
Sull’impatto delle scelte di design e d’implementazione su siti web di grandi dimensioni vi sono dei talk interessanti su Yahoo Dev. In particolare ricordo quelli di Nicole Sullivan.
Nicole sembra porre l’accento giusto quando dice che la discussione su determinate scelte deve essere fatta ma poi bisogna giungere a una sintesi di tipo tecnico. Lei però intende una soluzione limitata al tipo di performance applicata al design scelto. Insomma, il designer progetta l’interfaccia, l’ingegnere la implementa nel miglior modo, indirizzando magari in fase progettuale il designer indicando soluzioni tecnologiche, opportunità, eccetera.
Guardate che accade lo stesso nell’ambito reale.
E ciò è quello che tra le righe ha sollevato Bowman.
Caso Bowman: altre considerazioni - ReFactor.it (26/03/09)
[…] innanzitutto ringraziare per i commenti al post: mi hanno dato del materiale su cui riflettere. Avrei voluto riassumerli e integrarli con le mie […]