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Preferenze: quante ne servono?

Da qualche giorno sono ritornato al grado zero per prendere appunti sull’iPhone, ovvero, uso Notes. Devo dire che quest’applicazione è un piccolo esempio di semplicità: tutti i default e le metafore sono quelle giuste; si lancia in un attimo; e non ha preferenze.

Mi sono trovato spesso a pensare a quanto siano diventate complicate le applicazioni per i computer “clas­sici”. L’avere a disposizione una potenza computazionale in costante aumento, unita al desiderio di accontentare ogni richiesta degli utenti ha portato le applicazioni ad avere miriadi di impostazioni. Tutte utili, molte dispensabili.

Ammetto di essere il primo a perdere un sacco di tempo per perfezionare tutte le pre­ferenze pos­sibili, ma con l’iPhone mi sono reso conto di quanto si possa semplificare e ridurre un’applicazione al suo nocciolo essenziale senza snaturarla.

Mi chiedo se a volte l’abbondanza di pre­ferenze non nasconda una carenza di progettazione: “non sappiamo esattamente cosa fare, beh, che decida l’utente!” 

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