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La Singolarità vista da un “collaudatore”
Il titolo è un po’ criptico, lo so! Cominciamo quindi con il definire i termini della questione, in particolare per il concetto di “Singolarità”.
Per Singolarità – o, più precisamente, Singolarità Tecnologica (ST) – si intende grosso modo il momento in cui, grazie ai progressi tecnologici, sarà possibile creare un’intelligenza superiore a quella umana. Dico “grosso modo” perché in realtà sono state date diverse definizioni di questo concetto, tutte di sapore più o meno profetico e misticheggiante.
James Bach (il “collaudatore” del titolo), in questo post, getta un bel po’ di acqua sul fuoco, mettendo in rilievo tutta una serie di approssimazioni che rendono tutta la questione molto meno eccitante. Ad esempio, non siamo in grado nemmeno di definire l’intelligenza: come potremo sapere di averla superata? La previsione di Bach è che il raggiungimento della ST verrà vanificato dalla sua crescente complessità e fragilità.
Ho sempre pensato che il fattore limitante della complessità fosse quello più “pesante”. Tuttavia, oggi ne sono meno sicuro: non ci sarà una trasumanazione come quella sognata dai futurologi ma credo che anche uno – giustamente – scettico come Bach sarà sorpreso dei progressi che saranno stati fatti.
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Commenti su La Singolarità vista da un “collaudatore”
Una risposta
ReFactor.it - Analisi di Storm, un nuovo Worm (15/10/07)
[…] fa pensare ad un futuro non poi molto lontano in cui i sistemi saranno talmente complessi da dare per scontato la presenza di forme di opportunismo/parassitismo; un po’ come le miriadi di […]