Mondi su mondi, sistemi di sistemi.

La Singolarità vista da un “collaudatore”

Il titolo è un po’ criptico, lo so! Cominciamo quindi con il definire i termini della questione, in particolare per il concetto di “Singolarità”.

Per Singolarità – o, più pre­cisamente, Singolarità Tecnologica (ST) – si intende grosso modo il momento in cui, grazie ai progressi tecnologici, sarà pos­sibile creare un’intelligenza superiore a quella umana. Dico “grosso modo” perché in realtà sono state date diverse definizioni di questo concetto, tutte di sapore più o meno profetico e misticheggiante.

James Bach (il “collaudatore” del titolo), in questo post, getta un bel po’ di acqua sul fuoco, mettendo in rilievo tutta una serie di appros­simazioni che rendono tutta la questione molto meno eccitante. Ad esempio, non siamo in grado nemmeno di definire l’intelligenza: come potremo sapere di averla superata? La pre­visione di Bach è che il raggiungimento della ST verrà vanificato dalla sua crescente comples­sità e fragilità.

Ho sempre pensato che il fattore limitante della comples­sità fosse quello più “pesante”. Tuttavia, oggi ne sono meno sicuro: non ci sarà una trasumanazione come quella sognata dai futurologi ma credo che anche uno – giustamente – scettico come Bach sarà sorpreso dei progressi che saranno stati fatti.

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