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Apple e il mercato enterprise
Ho pensato spesso, in modo superficiale, al perché Apple faccia così fatica a penetrare nel cosiddetto mercato enterprise – in pratica, le aziende – se non in qualche settore specifico. Le risposte che mi davo di solito avevano invariabilmente a che fare con Windows, la sua diffusione etc. Tutto vero e tuttavia forse la questione è anche più complessa.
Questo post di John Siracusa mi ha fornito il tassello che mi mancava, articolando in modo comprensibile quello che ho spesso avvertito sulla punta delle dita. La tesi centrale è che la filosofia dei prodotti di Apple è sostanzialmente e irriducibilmente fuori sintonia rispetto alle esigenze del mercato aziendale: Apple privilegia il singolo utente, l’azienda il proprio reparto di IT.
Ce ne accorgiamo subito quando, ad esempio, all’aumentare del numero di macchine installate, aumenta esponenzialmente il desiderio – e la necessità! – di controllo su queste macchine. Ora, non mi sfugge il fatto che anche in ambiente Mac esistono soluzioni a queste problematiche ma l’esempio vuole solo mettere in luce come le esigenze di controllo da parte del reparto IT siano in conflitto con la libertà accordata agli utenti; libertà – con la “l” molto minuscola; nessun discorso sui massimi sistemi, qui! – che nei prodotti Apple viene ribadita dal fatto che molti di essi sono venduti in configurazioni sostanzialmente bloccate: perché devo comprare un iMac e poi impedire l’uso del masterizzatore quando potrei comprarlo senza?
Ovviamente, e anche qui sono d’accordo con Siracusa, questo è il prezzo che si paga per la decisione di creare prodotti che mettono al centro l’utente. Rimango un po’ più ottimista sul fatto che Apple possa comunque penetrare perlomeno alcuni segmenti del mercato enterprise con prodotti come l’Xserve.
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