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Java, la GUI e Flex
Bruce Eckel rompe gli indugi e dice senza mezzi termini che Java a livello del client è sostanzialmente un fallimento. Cita anche la ormai famosa frase di Jobs sul perché Java non sarà inclusa nell’iPhone. Jobs ha ragione, ma ha semplicemente detto quello che tutti sanno e comunque la frase va messa nel contesto di un telefono cellulare: una JVM solo per far girare un applet è un prezzo un troppo da pagare.
Il post di Eckel, tuttavia, non parla di cellulari; il suo discorso è molto più generale. ora, sono d’accordo con lui che le applet sono state un fallimento, anche se per questo non ci voleva Bruce Eckel: come dicevo prima, il re dal quel lato è nudo da un pezzo.
Non concordo nel dire che il web sia un casino solo perché le pagine sono diverse a causa dei font diversi. Sarebbe come dire che la televisione è un disastro perché io vedo lo stesso programma in bianco e nero e il mio vicino in alta definizione. È vero, Ajax è già troppo abusato e spinto oltre i limiti del ragionevole ma il punto fondamentale è che cercare di controllare in maniera assoluta la GUI, su web, è futile. Il web funziona perché è un casino: è semplicemente irrealistico pensare che tutti i client vedano esattamente la stessa cosa, allo stesso modo.
Il web, anche prima di Ajax e compagnia bella, ha dimostrato di essere un medium estremamente flessibile e agli utenti non importava poi molto se l’interfaccia era legnosa e poco flessibile. Anzi, la GUI spartana rende più semplice agli utenti passare da un sito/applicazione ad un altro.
Questo non vuol dire che sistemi come flex non abbiano meriti, tutt’altro. Ma forse è il caso di contestualizzare un po’ di più il discorso.
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